Obama tende la mano all'Islam (ma non è che Bush gliel'abbia mai negata)
Una mia amica italiana, all'indomani dell'11 Settembre 2001, rimase sconvolta dalla reazione americana. Ma come, mi disse, io pensavo che Bush avrebbe chiamato Bin Laden per negoziare e invece quello ha invaso l'Afghanistan (dopo l'Iraq l'amica mi tolse per un po' anche il saluto)...
Ora immagino che la mia amica, dopo 'l'apertura di Obama all'Islam', come hanno titolato molti giornali dopo l'insediamento del nuovo presidente americano, sarà un po' più tranquilla. E con lei tutti i paladini del volemose bene, secondo i quali se uno ti attacca, non solo non devi rispondere, ma devi anche sottoporti a lunghe e dolorose sedute di autoanalisi per domandarti come mai ti hanno attaccato. Perché alla fine, gira che ti rigira, se uno ti attacca è perché tu gli hai fatto qualcosa no? Citare esempi storici di un certo rilievo, come ad esempio l'invasione nazista della Polonia, serve a poco in questi casi.
Un'altra mia amica, americana, attivista democratica, insieme alla quale ho assistito al giuramento di Obama come 44esimo presidente, auspica addirittura che il Congresso apra una commissione di inchiesta per processare 'Bush e la sua cricca' per i crimini di cui si sono macchiati negli ultimi otto anni.
Il Bene contro il Male, quindi. La visione per così dire manichea, tanto a lungo rimproverata al presidente uscente Bush nella 'sua' Guerra al Terrorismo, stavolta viene applicata per commentare il passaggio di consegne tra l'amministrazione dei Cattivi e quella dei Buoni.
Per inciso, uno dei primi gesti simbolici del presidente 'cattivo', dopo gli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono, fu di visitare una moschea, tanto a ribadire che non era che 'noi' ce l'avevamo con 'loro', ma che una piccola parte di 'loro', semmai, ce l'aveva con 'noi' e che comunque dovevamo 'tutti' assolutamente evitare di iniziare a dividerci ed eventualmente a scannarci in base a criteri di appartenenza religiosa e culturale. Di quel gesto pochi si ricordano, ovviamente, preferendo esaltare la famosa gaffe della 'crociata'. E vabbé.
Direi che per una volta la posizione più pragmatica ce l'hanno avuta quelle poche centinaia di irriducibili alfieri della libertà che animano alcuni centri sociali italiani, che durante le manifestazioni pro Hamas che si svolgevano nelle nostre città, mentre ancora infuriava la battaglia di Gaza, maledicevano in egual modo Bush e Obama. Oltre, ovviamente, lo Stato di Israele.
Altrettanto pragmatismo lo ha dimostrato quella parte di Islam, certo assai minoritaria, ma decisamente irriducibile alla quale Bush, fottendosene degli auspici della mia amica italiana (e di parecchie anime belle come lei sparse per il mondo), si è ostinato in questi anni a fare la guerra. I messaggi via Internet di Al Qaeda o quelli della leadership di Hamas, all'indomani dell'insediamento del nuovo presidente, lasciano poco spazio alle buone intenzioni. Obama è come Bush, vale a dire un nemico. Questo il senso.
Una posizione lievemente più articolata e quindi più interessante l'hanno invece assunta alcuni gruppi fondamentalisti pakistani, che periodicamente mi inviano le loro newsletter. L'animatore di questi gruppi, tale Kaukab Siddique, ha accolto molto positivamente il discorso inaugurale di Obama, titolando il suo commento: 'Al contrario di Bush parla senza arroganza, tratta i musulmani da pari, ma minaccia Al Qaeda'.
Nel testo si legge che Obama è stato reso possibile dallo sforzo islamico, poiché se Bush avesse vinto le sue guerre, non ci sarebbe stato nessun Obama. Quindi, è grazie alla resistenza islamica in Afghanistan, in Iraq, in Palestina e in ogni angolo del mondo dove l'imperialismo americano e sionista hanno tentato di affondare i loro stivali se oggi gli Stati Uniti e il mondo hanno un presidente 'buono' che ha sostituito uno 'cattivo'.
Certo, conclude Siddique, c'è ancora quella minaccia che Obama (senza citarla esplicitamente) ha rivolto ad Al Qaeda, l'organizzazione che più di ogni altra, in questi anni, ha resistito strenuamente all'imperialismo di Bush e ci sono ancora tutti quei dannati sionisti al fianco del nuovo presidente, che rischiano di comprometterne l'azione riformatrice, magari suggerendogli che Hamas è un'organizzazione terroristica. E ci sono poi personaggi come il generale Petraeus che vogliono convincerlo che la guerra in Afghanistan può essere vinta, ma per il momento godiamoci almeno la speranza.
Uno si immagina che in un Paese isterico e tendente al fascismo come l'America di Bush, minato nei suoi valori fondamentali dall'odioso Patriot Act, uno come Siddique, invece di mandare newsletter in giro per il mondo, se ne stia rinchiuso a Guantanamo a subire violenze e umiliazioni degne di un gulag sovietico. E invece, guarda un po', se ne è sempre stato a Kingsville, nel Maryland, a insegnare ai suoi studenti, a editare e spedire in giro per il mondo il suo newtrendmag.org, 'The Biggest Islamic web site in the USA'.






