Riguardatevi il Tg1 delle 20.00 di stasera (02/03/09) e capirete perché Franceschini non è affatto un cretino
Ok, ok, lasciamo perdere la prima uscita, quella a Ferrara con the book of my father e tutta l'enfasi zuccherosa che sembrava Veltroni al Lingotto. Un'uscita che pure è servita a dare un segno ai suoi e a zittire Di Pietro (a proposito, che fine ha fatto Di Pietro?)
Concentriamoci sulle cose serie: il Tg1. Vale a dire, l'unica testata che in Italia sposta veramente i voti. E spesso proprio quei voti che fanno vincere o perdere un'elezione. Concentriamoci sull'edizione delle 20.00, la più seguita. Sull'edizione del 2 marzo.
Apertura: il lunedì nero delle Borse, il Pil 2008 che secondo l'Istat è giù dell'1%. A seguire, Conferenza dei Paesi donatori per Gaza, Berlusconi che annuncia (noi sappiamo che non è vero, ma visto che se la sono cercata, in fondo è anche troppo) che l'Italia donerà 100 milioni di dollari per la ricostruzione della Striscia. Segue ancora - e qui siamo al capolavoro (inconsapevole?) - di Riotta, Franceschini che incalza ancora il governo con la sua proposta di un assegno per i disoccupati e il governo che risponde di no. Seguono ancora - e qui siamo all'autolesionismo (probabilmente involontario) i vari portavoce del governo che dicono che è già stato fatto molto aiutando le banche, ecc. ecc. Nel mezzo c'è anche Casini, ma in questa fase non conta.
Allora, fermo restando che:
1) Tutti sappiamo (o dovremmo sapere) che la proposta di Franceschini, per quanto suggestiva sostanzialmente giusta, è assolutamente impraticabile, non solo per via di Maastricht e del rating sul nostro debito pubblico, ma anche perché nel Paese delle finte pensioni di invalidità, delle finte ricette, dei finti tagliandi auto per disabili, delle finte aziende che prendono i contributi statali e della Ue, del finto tutto, l'assegno di disoccupazione rischia di diventare la nuova Cassa del Mezzogiorno.
2) Tutti sappiamo (o dovremmo sapere) che storicamente, in Italia, chi non ha mai voluto l'istituzione di assegni di disoccupazione (così come sono previsti nel resto dei Paesi industrializzati), è stato il Sindacato, in particolare la Cgil, e questo per motivi facilmente comprensibili (gli assegni di disoccupazione sono generalizzati, vengono erogati a prescindere dalla appartenenza sindacale e a prescindere dalla mediazione sindacale e la loro erogazione non è gestibile dal sindacato che così perde potere negoziale, cioè potere, quindi meglio i famigerati 'ammortizzatori sociali', da contrattare con le aziende e con i governi).
Dunque, fermi restando i punti di cui sopra, bisogna capire che qui non conta la realtà reale, ma quella percepita. E, in base alla scaletta del Tg1 delle 20.00 del 2 marzo 2009, lo spettatore medio del Tg1, vale a dire quello che fa vincere o perdere le elezioni, capisce che:
1) L'economia sta andando a puttane e c'è il rischio di rimanere presto in mezzo a una strada, ammesso che lo spettatore medio del Tg1 non ci si trovi già in mezzo a una strada;
2) L'Italia (Berlusconi) sta spendendo soldi (100 milioni di dollari ufficialmente, anche se in realtà sono molti di meno) per ricostruire le case a quelli che se le sone fatte bombardare dagli israeliani perché continuavano a tirare missili contro gli israeliani, anche se quelli gli avevano detto, smettetela sennò vi bombardiamo le case;
3) Il segretario del Pd, tale Franceschini ("... ma chi è, non c'era quell'altro, Veltroni? No, ti sbagli con D'Alema..."), fa una proposta giusta, cioè dare un assegno a chi resta in mezzo alla strada;
4) Il governo (Berlusconi) dice di no, perché l'assegno costa troppo ed è già stato speso molto per aiutare le banche, le imprese, ecc. ecc. (.. e per me?, pensa lo spettatore medio del Tg1)
Conclusione. Con una proposta che i miopi si ostinano a definire "demagogica", ma che i saggi dovrebbero invece valutare concretamente, Franceschini ha messo in difficoltà il governo (Berlusconi) e ribaltato completamente l'immagine del Pd di Veltroni. Quel partito inconcludente e molliccio (abituato a valutare il mondo in base alla disposizione degli ombrelloni sulla spiaggia di Capalbio), sempre attento ai 'diritti' (di cui la maggioranza degli italiani si sente piena e non gliene frega niente di averne di più) e mai attento ai bisogni (di cui pure la maggioranza degli italiani si sente piena, ma preferirebbe non averne affatto, o comunque un po' meno).
Franceschini non è affatto un cretino.
Concentriamoci sulle cose serie: il Tg1. Vale a dire, l'unica testata che in Italia sposta veramente i voti. E spesso proprio quei voti che fanno vincere o perdere un'elezione. Concentriamoci sull'edizione delle 20.00, la più seguita. Sull'edizione del 2 marzo.
Apertura: il lunedì nero delle Borse, il Pil 2008 che secondo l'Istat è giù dell'1%. A seguire, Conferenza dei Paesi donatori per Gaza, Berlusconi che annuncia (noi sappiamo che non è vero, ma visto che se la sono cercata, in fondo è anche troppo) che l'Italia donerà 100 milioni di dollari per la ricostruzione della Striscia. Segue ancora - e qui siamo al capolavoro (inconsapevole?) - di Riotta, Franceschini che incalza ancora il governo con la sua proposta di un assegno per i disoccupati e il governo che risponde di no. Seguono ancora - e qui siamo all'autolesionismo (probabilmente involontario) i vari portavoce del governo che dicono che è già stato fatto molto aiutando le banche, ecc. ecc. Nel mezzo c'è anche Casini, ma in questa fase non conta.
Allora, fermo restando che:
1) Tutti sappiamo (o dovremmo sapere) che la proposta di Franceschini, per quanto suggestiva sostanzialmente giusta, è assolutamente impraticabile, non solo per via di Maastricht e del rating sul nostro debito pubblico, ma anche perché nel Paese delle finte pensioni di invalidità, delle finte ricette, dei finti tagliandi auto per disabili, delle finte aziende che prendono i contributi statali e della Ue, del finto tutto, l'assegno di disoccupazione rischia di diventare la nuova Cassa del Mezzogiorno.
2) Tutti sappiamo (o dovremmo sapere) che storicamente, in Italia, chi non ha mai voluto l'istituzione di assegni di disoccupazione (così come sono previsti nel resto dei Paesi industrializzati), è stato il Sindacato, in particolare la Cgil, e questo per motivi facilmente comprensibili (gli assegni di disoccupazione sono generalizzati, vengono erogati a prescindere dalla appartenenza sindacale e a prescindere dalla mediazione sindacale e la loro erogazione non è gestibile dal sindacato che così perde potere negoziale, cioè potere, quindi meglio i famigerati 'ammortizzatori sociali', da contrattare con le aziende e con i governi).
Dunque, fermi restando i punti di cui sopra, bisogna capire che qui non conta la realtà reale, ma quella percepita. E, in base alla scaletta del Tg1 delle 20.00 del 2 marzo 2009, lo spettatore medio del Tg1, vale a dire quello che fa vincere o perdere le elezioni, capisce che:
1) L'economia sta andando a puttane e c'è il rischio di rimanere presto in mezzo a una strada, ammesso che lo spettatore medio del Tg1 non ci si trovi già in mezzo a una strada;
2) L'Italia (Berlusconi) sta spendendo soldi (100 milioni di dollari ufficialmente, anche se in realtà sono molti di meno) per ricostruire le case a quelli che se le sone fatte bombardare dagli israeliani perché continuavano a tirare missili contro gli israeliani, anche se quelli gli avevano detto, smettetela sennò vi bombardiamo le case;
3) Il segretario del Pd, tale Franceschini ("... ma chi è, non c'era quell'altro, Veltroni? No, ti sbagli con D'Alema..."), fa una proposta giusta, cioè dare un assegno a chi resta in mezzo alla strada;
4) Il governo (Berlusconi) dice di no, perché l'assegno costa troppo ed è già stato speso molto per aiutare le banche, le imprese, ecc. ecc. (.. e per me?, pensa lo spettatore medio del Tg1)
Conclusione. Con una proposta che i miopi si ostinano a definire "demagogica", ma che i saggi dovrebbero invece valutare concretamente, Franceschini ha messo in difficoltà il governo (Berlusconi) e ribaltato completamente l'immagine del Pd di Veltroni. Quel partito inconcludente e molliccio (abituato a valutare il mondo in base alla disposizione degli ombrelloni sulla spiaggia di Capalbio), sempre attento ai 'diritti' (di cui la maggioranza degli italiani si sente piena e non gliene frega niente di averne di più) e mai attento ai bisogni (di cui pure la maggioranza degli italiani si sente piena, ma preferirebbe non averne affatto, o comunque un po' meno).
Franceschini non è affatto un cretino.






3 commenti:
I soliti bisogni.
Bisogni? Quali bisogni?
Articolo su Il Tempo 5 marzo
Ieri il Consiglio regionale ha dato il via libera al «reddito di cittadinanza». Saranno 20 mila (ma rischiano di diventare più del doppio) i beneficiari. I primi contributi saranno disponibili, in banca o alla posta, in autunno. Si tratta, ha spiegato il presidente Piero Marrazzo, di «uno strumento fondamentale che non ha nulla a che fare con la vecchia logica assistenzialista. Portiamo nella nostra regione un modello di tutela presente in tutti i Paesi europei più avanzati. Lo sforzo - ha aggiunto - è quello di dare risposte diverse a una crisi economica complessa, con un obiettivo preciso: tenere insieme la nostra comunità».
Soddisfatta anche la responsabile regionale del Lavoro, Alessandra Tibaldi: «Con questo provvedimento la giunta Marrazzo raggiunge uno degli obiettivi principali che si era data dall'inizio della legislatura». Il presidente del Consiglio, Guido Milana, non rinuncia alla stoccata: «In attesa che il Parlamento faccia qualcosa, oggi il Consiglio ha approvato una legge che rappresenta lo strumento con cui l'assemblea legislativa del Lazio intende contrastare le difficoltà che da tutto il mondo si abbattono sul nostro Paese e sulla nostra regione». Critica l'opposizione, che definisce il provvedimento «inefficace». Netto il capogruppo di An, Antonio Cicchetti: «Sarebbe stato molto più utile rafforzare i servizi sociali dei Comuni e affrontare la crisi con una griglia di interventi mirati. I finanziamenti a pioggia oltre che inutili sono diseducativi, non possiamo coprire tutto l'arco del bisogno». Insiste il capogruppo dei Socialisti Riformisti, Donato Robilotta: «È una misura demagogica e populista».
la scelta funzionale delle notizie, si sa
Posta un commento