Small talk on war days
Nel ristorante sotto la redazione lavora da anni un cameriere egiziano. E' una brava persona, sempre sorridente, e sa fare bene il suo lavoro, che è un lavoro difficile e con il quale anche io, tanti anni fa, mentre studiavo o in attesa di tempi migliori, mi sono guadagnato da vivere. Ci salutiamo sempre cordialmente ogni volta che passo lì davanti e lo vedo intento a lavorare ai tavoli e, ovviamente, ogni volta che vado a mangiare in quel ristorante.
In questi anni ho visto cambiare in quel posto almeno due dozzine di camerieri. Molti si improvvisano, non sanno fare quel mestiere e non hanno nemmeno grande voglia di impararlo. Il proprietario, che è un mio amico, li prova per un po' e poi passa ad altro. Lui, invece, il cameriere egiziano, nonostante le difficoltà iniziali (la lingua, ecc.) ha imparato bene ed è rimasto, apprezzato da tutti i clienti del ristorante.
Durante le feste, una mattina ho portato un po' a spasso mia figlia, che ha dieci anni. A pranzo siamo andati lì, sotto la redazione e il cameriere egiziano è stato veramente molto carino con lei e mi ha fatto i complimenti per quanto è bella, eccetera. Si preoccupava che non mangiasse abbastanza, il che è vero, essendo mia figlia, come molti bambini, un po' difficile a tavola. Quando ce ne siamo andati l'ha abbracciata e baciata su una guancia e la cosa mi ha fatto molto piacere.
Un paio di giorni fa sono andato a pranzo in quel ristorante e mi ha servito lui, il cameriere egiziano. Ero da solo, mentre aspettavo ciò che avevo ordinato, leggevo il giornale, le notizie da Gaza. Lui mi ha visto e - per la prima volta in diversi anni che vado lì - ha iniziato a commentare con me un fatto di attualità. Finora, le conversazioni, per quanto cordiali, avevano sempre e solo toccato argomenti generici, come il tempo, i prezzi che aumentano, il traffico, le difficoltà del lavoro, ciò che avevo visto e conoscevo del suo paese, ecc.
Hai visto cosa sta succedendo a Gaza, mi ha detto con aria seria e scuotendo la testa, i bambini... le donne... Io ho risposto di sì. E' tutta colpa di Israele, ha continuato. E poi, vedendo che rimanevo in silenzio, ha tentato di spiegarmi perché era per lui colpa di Israele e di chi altro era colpa. La colpa, per il mio amico egiziano, era anche dei tedeschi che aiutavano Israele per cancellare quello che avevano fatto agli ebrei in Europa e degli inglesi, che aiutavano Israele per cancellare il fatto , secondo lui, di essersi voltati dall'altra parte mentre i tedeschi facevano delle brutte cose agli ebrei nel resto d'Europa. Stranamente, non ha nominato gli americani.
Io rimanevo in silenzio, non volevo replicare alla sua visione delle cose, non volevo imbarazzarlo e non volevo nemmeno infilarmi in una conversazione che pensavo non avrebbe avuto molto senso.
Credo che abbia capito come la pensavo su Gaza, solamente quando ha tentato di dirmi, ma poi si è fermato, lo sai cosa è successo in Europa no? Sì, gli ho detto, lo so. E allora si è fermato, un po' imbarazzato e un po' perplesso e anche io ero un po' in imbarazzo e un po' perplesso. Poi se ne è andato a servire altri tavoli e io ho ripreso a leggere il mio giornale. Durante il resto del pranzo è stato come al solito gentile, ma un pezzo della sua consueta cordialità, grande o piccolo non so ancora dirlo, se n'era andato.
Forse, la prossima volta, cercherò di affrontare la discussione e vedere dove ci porta.






14 commenti:
Io ai miei amici o conoscenti arabi dico sempre di essere pro Israele. E loro mi spiegano tutto il male che pensano di quel paese, mi spiegano tutte le brutte cose che hanno compiuto i suoi soldati e i suoi cittadini, alcuni arrivano anche a negare l'olocausto.
Io sto ad ascoltare e dico la mia. E loro sono liberi di controbattere. A volte continuano a mandarmi file ed email per dimostrare le loro affermazioni.
Bo, forse sbaglio ma mi è sembrato che sia meglio esprimere la propria opinione piuttosto che sembrare perplessi e mantenere un certo riserbo che parla più delle parole.
Certo che con questa brutta guerra, gli animi si surriscaldano.
E certamente non mi mostrerei pro Israele in questo frangente in Egitto o in una manifestazione non global. Un minimo di intelligenza e di spirito di conservazione:-)
da conservare in frigo:)))
ALTTTT, poi ti sputa nel piatto?!
No, scherzo:-) una persona così carina, gentile d'animo, dedita al lavoro.
Il problema scatta quando uno dei due pensa di detenere l'Unica Irrinunciabile Verità.
altrimenti c'è spazio per la discussione, certo che è innegabile che le vittime civili ed il numero di morti fa rabbrividire. Ma dire che è tutta colpa di Israele, su questo avrei da ridire
L'umanità delle gente è spesso sorprendente e commovente.
Si mostra, come dici tu, Passenger, nelle piccole cose, nelle piccole attenzioni e carinerie.
E spesso si riflette in una visione dl mondo tollerante, o comunque più tollerante
Mi ricordo ancora questa estate in Tunisia. Spesso il pomeriggio mi fermavo in albergo a parlare con una signora che lavorava lì.
"Perchè studi l'arabo?", mi ha chiesto. "Vuoi capire il perchè di tutta questa violenza. Noi siamo persone buone, credenti, che trovano nella religione un conforto per superare le difficoltà della vita quotidiana. Non questo schifo, questa violenza che altri in nome della nostra religione portano avanti. Loro non sono religiosi, sono delle bestie".
"Che credi? sono una madre anche io", ha proseguito la signora tunisina. "Ho pianto l'altro giorno davanti la televisione quando ho visto quelle bare dei soldati israeliani (quelle dei soldati rapiti) tornare in patria". E ho visto delle lacrime nei suoi occhi.
Ora forse nei suoi occhi vedrei la rabbia o il dolore, ma per il medesimo motivo, per il vedere tanta morte in una spirale che sembra non finire
Ba, le emozioni sono tante. A volte anche contradditorie
Parlando di Israele con gli arabi o con i musulmani scatta spesso, non sempre, una reazione estrema, intollerante e a volte irrazionale. Viene definito la fonte di ogni male, capace di ogni nefandezza, incluso l'11 settembre
E allora? Loro la pensino come vogliono. Ma questo non mi toglie le mie argomentazioni e la mia voglia di discutere, con persone che, per altri versi, a parte la loro visione estrema di Israele, ritengo valide e carine.
Poi ci sono pure le eccezioni, quelli che non accettano visioni diverse, che non accettano la discussione, allora a quel punto che se ne andassero...
Discutere è già una forma di rispetto
Ma non è questo il punto.
Il punto è trovare una soluzione
E della soluzione fa parte anche come il problema viene percepito
Se ne discute, non come a "Anno Zero"
http://www.youtube.com/watch?v=YAoerczHGgg
http://www.youtube.com/watch?v=XcP-QLaAbYM
E e e i buoni dove stanno allora?
Ancora a credere nelle favole per bambini
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