Luxuria e lo sdoganamento dimenticato
Facile fare dell'ironia sui comunisti che finalmente vincono qualcosa, sul passaggio da Bandiera Rossa a bandiera fucsia, sull'appello di intere generazioni di militanti (quel "Votate e fate votare...) applicato al reality show, sull'evoluzione dell'attacchinaggio all'epoca degli sms e del televoto, eccetera eccetera.Facile pure ironizzare su titoli (per nulla ironici) del tipo, 'Vladimir come Obama'. E oggi sui giornali ci sono gli operai della Fiom che spiegano "perché poi non li votiamo". Spiegazione che fa un po' seguito a quella, già fornitaci da Liberazione in un reportage onestamente autocritico da Mirafiori all'indomani della batosta elettorale, "Pensano solo a zingari e froci e allora noi votiamo Lega", era più o meno il tono degli operai interpellati allora.
Sia ben chiaro, su queste colonne semiclandestine ci piace mantenere i crocifissi nei luoghi pubblici, magari accanto a un Tricolore, ma in fatto di sessualità la pensiamo come Lucio Dalla ne 'L'anno che verrà': ... e si farà l'amore, ognuno come gli va...'.
Quindi, il punto non è tanto la 'scandalosa' vittoria di Vladimir Luxuria, la svolta storica, la spallata al benpensantismo degli italiani e via sentenziando.
Il punto non è nemmeno che Luxuria (in passato anche animatrice di locali dove si praticava il 'libero amore' e dove si entrava in ambiguissime dark room dalle quali chi usciva non capiva cosa aveva fatto esattamente e con chi) più che da icona della rivoluzione sessuale, si sia in realtà comportata da ipocrita e rosicona portinaia di periferia nel riferire della tresca tra il marito di Ivana Trump e la bella Belen.
E del resto, in questo è stato un vero comunista ortodosso, del genere anni '50, quando i compagni vedevano (e commentavano) malissimo la relazione tra Togliatti e Nilde Jotti, per non dire di come la pensavano sul divorzio.
Il punto è che lo sdoganamento del 'sessualmente scorretto', lo schiaffo alle convenzioni e ai bacchettoni, sulla TV italiana (e quindi nel Paese) c'era già stato anni fa.
Nessuno (mi sembra) ha infatti ricordato la storica vittoria di Jonathan Kashanian, lo stilista (presunto) gay, ebreo e israeliano che trionfò nell'edizione 2004 del Grande Fratello. "Sono strafelice e lusingato che questa Italia del terzo millennio abbia premiato un ebreo, israeliano e presunto gay", disse all'epoca Jonathan.
E allora, delle due l'una: o quelli di Rifondazione non se ne sono ricordati (e manco Luxuria per la verità), oppure ancora una volta hanno messo in luce la loro antipatia per Israele.
Oppure, non volevano ammettere che la Storia s'era già dispiegata nelle sue sorti magnifiche e progressive sulle reti Mediaset dell'odiato Cavaliere.






8 commenti:
Eddai...Ardito esercizio retorico, ma pensare che i comunisti abbiano dimenticato Jonhatan per odio verso Israele è un'elecubrazione degna di un bollettino del Mossad. Al limite mi chiederei come possa spiegarsi l'ossimoro "ebreo gay".
Brrr, che Brivido Caldo
Fa vomitare l'intero contesto
Sull'India, Passenger, non hai nulla da dire? Nulla di quello che ho letto mi ha convinto, Mario incluso, che continua a sostenere Bush e la sua guerra in Iraq, che invece secondo me, ma io non ci capisco niente, ha disperso energie fondamentali altrove, come dice Ahmed Rashid
IMHO dinamiche già presenti in India, con elementi nuovi
A me è piaciuto l'articolo di Caracciolo su Repubblica di venerdi, "Una guerra senza crociate"
Per Ahmed Rashid, attacco volto a creare l'ennesima crisi tra India e Pakistan, per distogliere l'esercito pakistano dalle sue battaglie lungo il confine afghano
E gli israeliani, come Jonathan Kashanian, sono sempre nel mirino
Posta un commento